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I pazienti preferiscono gli impianti e tendono a conservare i denti naturali.

Quando manca il dente il paziente preferisce l'impianto o il ponte? Decisamente l'impianto, almeno secondo uno studio italiano pubblicato su Clinical Oral Implants Research (25, 2014 / 1257-1264). Per realizzare la ricerca gli autori (Davide e Gabriele Augusti e Dino Re) hanno fatto compilare un questionario a 107 pazienti recatesi al loro studio privato nell'arco di un mese chiedendo loro di immaginare di dover ripristinare nel loro cavo orale un dente perso, distinguendo tra dente anteriore e posteriore. E' stato spiegato, nel dettaglio, quanto sia importante riabilitare la mancanza di un dente e le conseguenze negative, masticatorie e non, se questo non fosse fatto. Illustrati i problemi hanno sono state spiegate le possibili soluzioni, impianto singolo o ponte su due elementi naturali, informando su complicazioni e vantaggi possibili. Sono stati anche raccolti dati su: età, sesso, istruzione, lavoro, igiene orale domiciliare, importanza attribuita all'igiene e cura orale, precedenti esperienze di  riabilitazioni protesiche tradizionali o implantari, motivazione e stato di ansia o paura nei confronti di un eventuale intervento chirurgico quale l'implantologia. Secondo i dati rilevati il 64% dei pazienti ha scelto la soluzione implantare e il restante 36% quella tradizionale del ponte su denti naturali. Una buona parte dei pazienti ha risposto basandosi su esperienze pregresse e nella scelta ha avuto una significativa incidenza la paura dei pazienti ad affrontare un intervento chirurgico. "Il dato che emerge dalla ricerca non ci ha sorpreso", dice ad Odontoaitria33 il prof. Dino Re. "Probabilmente le informazioni che vengono trasmesse ai pazienti dalla pubblicità e dai media sulle tecniche implantari hanno fatto presa convincendoli che l'implantologia è sicura e non provoca dolore". Altra possibile motivazione della scelta il voler conservare i denti naturali. "La conferma di come i pazienti siano attenti alla salvaguardia dei propri denti naturali la stiamo rilevando anche da un'altra ricerca che stiamo concludendo, e di prossima pubblicazione, dalla quale emerge che il 70% dei pazienti preferisce curare un dente compromesso, pur necessitando di cure complesse, piuttosto che sostituirlo con un impianto". "Altra situazione rilevata che ci ha incuriosito -continua il prof. Re- è notare come i pazienti tendono a scegliere soluzioni cliniche già scelte in precedenza, il 90% di quanti hanno indicato la soluzione implantare avevano già un impianto. E questo è un indicazione positiva verso il lavoro del professionista. Se non si fossero trovati bene non avrebbero ripercorso la stessa strada". La ricerca ha anche cercato di indagare quanto i pazienti sono disposti a spendere per riabilitare protesicamente la loro bocca. 3.000 euro e 2.500 euro per un impianto con corona rispettivamente nel settore anteriore e posteriore, e solo di 1500 euro per un ponte a tre elementi su denti naturali in zona posteriore. Una indicazione di quanto il paziente prediliga la salvaguardia dell'estetica alla funzionalità masticatoria, e quindi è disposto a spendere di più per il settore anteriore rispetto al settore posteriore.  "Questo è un dato interessante -continua il prof. Re-  i pazienti hanno dimostrato di avere ben chiaro il valore di queste riabilitazioni e che la scelta protesica qualitativamente più importante costa di più". In linea con questo studio è anche quello di Leung & McGrath del 2010 che riporta la scelta implantare nel 94% dei pazienti nel settore anteriore e dell'84%  nei settori posteriori. Confermato il ruolo fondamentale nella scelta esercitato dai media (Internet, programmi televisivi, giornali e libri) e dai pareri di amici o altre persone,  in quanto l'81% (nei settori anteriori) e l'86% (nei settori posteriori) dei pazienti ha dichiarato di aver preferito la soluzione implantare dopo aver collezionato pareri e informazioni attraverso i media appunto o da esperienze di altre persone conoscenti. Da questo studio è inoltre emerso che i pazienti che hanno riportato una maggior importanza della cura del loro cavo orale sono anche quelli maggior  propensi a spendere  per la riabilitazione protesica di fronte alla mancanza di un elemento dentario.

Studio Ruggirello Curiamo il tuo Sorriso Tel. 0916253089 www.studioruggirello.it

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Dal dentista in gravidanza: le regole da seguire.

Più che in ogni altra circostanza, quando si è incinte prevenire è meglio che curare. Ecco come proteggere denti e gengive. I problemi a denti e gengive non risparmiano nemmeno le donne in gravidanza, anzi, secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists ben il 40% delle future mamme deve affrontare una gengivite, una carie o una parodontite durante i mesi della gestazione. L’eventualità potrebbe sollevare giustificati timori. Le infezioni, come quelle associate agli ascessi, espongono a dei rischi sia la mamma, sia il bambino, aumentando la probabilità di avere a che fare con preeclampsia, parto pretermine e aborto. La gengivite, invece, può trasformarsi in parodontite, un disturbo che secondo alcuni studi aumenta il rischio di nascita pretermine e sottopeso. Cosa fare in questi casi? Secondo gli esperti i timori che sottoponendosi a cure dentistiche si possa mettere a repentaglio la salute del bambino sono da mettere da parte. Le conseguenze di una gengivite o di un ascesso non adeguatamente curato potrebbero essere di gran lunga più gravi rispetto a quelle del trattamento, che per di più viene oggi effettuato utilizzando strumenti che limitano al massimo il possibile coinvolgimento del bambino. Anche nel caso in cui fosse necessaria una radiografia l’uso di opportuni schermi che proteggono collo e addome bloccano pressoché tutte le radiazioni che potrebbero raggiungere il bimbo. Tuttavia, anche per quanto riguarda la salute dei denti in gravidanza vale la regola secondo cui prevenire è meglio che curare. Le donne che progettano di avere un bambino dovrebbero prestare particolare attenzione al benessere di denti e gengive, in modo da ridurre al minimo l’insorgenza di problematiche che potrebbero essere favorite dalla predisposizione familiare o dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza, come, appunto, la gengivite. I consigli degli esperti sono piuttosto semplici e facili da mettere in pratica: lavarsi i denti dopo ogni pasto, usare il filo interdentale almeno una volta al giorno e, eventualmente, utilizzare collutori senza alcol e spazzolini per eliminare anche i batteri presenti sulla lingua; sottoporsi a visite di controllo regolari, senza trascurare l’importanza di trattamenti periodici di ablazione del tartaro; curare l’alimentazione, evitando i cibi appiccicosi e preferendo frutta fresca e secca, verdura e formaggi. Anche le gomme da masticare, che stimolano la produzione di saliva, possono essere d’aiuto. In alternativa, anche un bicchiere d’acqua alla fine dei pasti aiuta a eliminare i residui di cibo e a neutralizzare gli acidi della placca.

A cura della redazione di Studio Ruggirello

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Diabete e malattie gengivali.

I pazienti affetti da diabete mellito risultano più esposti al rischio di contrarre una malattia parodontale infettiva, soprattutto nella fasi di ipoglicemia e iperglicemia, ossia quando la glicemia non è tenuta sotto controllo, e rischiano di veder peggiorare la malattia. Per questi pazienti, contrarre parodontiti può comportare l’insorgere di complicazioni anche gravi. Infatti, nelle lesioni parodontali, si trovano un gran numero di batteri patogeni Gram-negativi in grado di penetrare i capillari delle gengive ed entrare in circolo nell’organismo, dando origine a episodi di batteriemia ed immissione in circolo di tossine. Il dottor Marco Turco, dentista responsabile dei programmi di cura dei centri Samadent ha così commentato: ”I pazienti che soffrono di parodontite, hanno la tendenza a sviluppare stati infiammatori nell’intero organismo, riscontrabili anche a livello ematico, tendenza che vediamo accentuata in chi soffre di diabete.” e ancora ”…noi dentisti consigliamo di sottoporsi regolarmente a visite di controllo dal proprio odontoiatra di fiducia, ma per quanto riguarda i pazienti diabetici, questo invito diventa ancora più importante.” Prosegue il dottor Turco: “è necessario che lo specialista faccia delle domande mirate a conoscere lo stile di vita del paziente, il suo andamento glicemico, se hanno perso denti, se alcuni dondolano, se le gengive sono infiammate o si ritirano. Nel momento in cui il medico diagnostica la patologia, è importante informare il paziente della correlazione tra diabete e malattie parodontali, e delle conseguenze che queste possono comportare. A cura della redazione di Studio Ruggirello

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Gli italiani si fidano del proprio dentista.

Gli italiani hanno piena fiducia nei dentisti liberi professionisti al pari del medico di famiglia. A certificarlo un sondaggio presentato dal prof. Renato Mannheimer durante il IV Workshop di economia odontoiatrica organizzato da ANDI a Cernobbio (CO). Sono infatti nove su dieci (93%) gli italiani che ripongono la loro fiducia nel medico dentista e quasi sei su dieci (56%) dicono di averne molta. Il dentista è considerato al pari del medico di famiglia. Infatti il dentista e il medico di base hanno, nella popolazione, un voto di 7,6 come fiducia media, di contro a un 7,5 dei medici specialisti. Queste sono le uniche professioni per cui la maggioranza degli italiani ha sempre espresso una forte fiducia. All’opposto le professioni di giornalista e di manager sono le uniche a contare un voto medio (da 1 a 10) inferiore alla sufficienza seppur di poco (5,9) mentre avvocati (6) e notai (6,3) e magistrati (6,4) appena sopra la media. Il dentista ed il medico di base raccolgono i voti più alti (7,6 di media). Se nove italiani su dieci hanno più fiducia verso il dentista che opera in uno studio privato italiano, non sorprende che otto su dieci (81%) si rivolgono, in esclusiva o quasi sempre, ad uno studio privato in Italia. L’abitudine/fiducia nel proprio dentista appare il motivo principale per cui gli italiani si rivolgono al dentista di uno studio privato (82%), il secondo motivo è la vicinanza/comodità (23%), il terzo è quello di riuscire a prendere facilmente un appuntamento (15%) e solo al quarto posto l’aspetto economico (13%) a confermare come gli italiani giudichino corretto il rapporto qualità prezzo delle prestazioni odontoiatriche. Ad oggi l’unica alternativa che gli italiani considererebbero al dentista privato, nonostante le gravi carenze in merito, sembra essere quella pubblica, ovvero il Sistema Sanitario Nazionale. Quasi quattro italiani su dieci dichiarano di essersi rivolti all’Asl almeno una volta (37%) e un quarto del campione (24%) afferma che, pur non avendo mai scelto questa opzione, potrebbe farlo in futuro. Non piace invece lo studio odontoiatrico in franchising (quello ricavato nei negozi su strada o in un centro commerciale), è appena il 5% della popolazione ad averlo.  A cura dell redazione di  Studio Ruggirello Curiamo il tuo Sorriso

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È stato provato il collegamento tra l’assunzione degli antidepressivi e il fallimento degli impianti dentali.

Le ricerche hanno dimostrato che uno dei farmaci più diffusamente usato per il trattamento della depressione in tutto il mondo, può aumentare i rischi di fallimento degli impianti dentali. L'antidepressivo (SSRI Selective serotonin reuptake inhibitors), era già stato associato ad una crescita ridotta dell’osso e all’aumento di rischio di fratture ossee. I ricercatori della McGill University hanno passato al setaccio le cartelle di 292 femminile e di 198 pazienti maschi nella fascia di età compresa tra i 17 e i 93 anni, che avevano effettuato degli impianti dentali tra il gennaio del 2007 e del 2013. In totale sono stati esaminati 916 impianti dentali, di cui 94 applicati a 51 pazienti che facevano uso dell’SSRI. Durante il periodo di osservazione 868 impianti non hanno avuto conseguenze mentre 48 sono andati incontro al fallimento. Il tasso di insuccesso è stato significativamente più elevato nei consumatori di SSRI (10,6%) rispetto a coloro che non ne facevano uso (4,6%). Si è ipotizzato che il fallimento nei pazienti facenti uso era prevalentemente associato a problemi di sovra-caricamento meccanico degli impianto dentali. Per confermare l'ipotesi, tuttavia, saranno necessari ulteriori studi. Anche il fumo e l’utilizzo di impianti di piccolo diametro (≤ 4 mm), sono associabili a un maggior rischio di fallimento. La perdita dell'impianto si è verificata principalmente in un lasso di tempo compreso tra 4 e 14 mesi dopo il posizionamento. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, gli antidepressivi sono al terzo posto tra i farmaci più utilizzati dagli americani di tutte le età: più frequentemente da persone tra i 18 e i 44 anni. Si ritiene che circa l’11% degli americani, a partire dai 12 anni in su prenda l’antidepressivo SSRI. Intitolata "Selective Serotonin Reuptake Inhibitors and the Risk of Osseointegrated Implant Failure: A Cohort Study" la ricerca è stata pubblicata online il 3 settembre sul Journal of Dental Research, prima che andasse in stampa.

A cura della redazione si Studio Ruggirello

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Ecco perché mangiare 3 mandorle al giorno fa bene

Le mandorle sono i semi del mandorlo, prodotto tipico siciliano che è entrato a far parte dei prodotti tipici agroalimentari dell'Isola.  Rispetto a molti altri alimenti non hanno effetti collaterali se assunte in dosi contenute. I benefici delle mandorle sono davvero tanti ed affascinanti. La concentrazione di proteine, minerali, acidi grassi e amminoacidi rendono auspicabile il consumo di mandorle in una sana alimentazione. Dunque consumare ogni giorno una piccola razione di frutta secca come le  mandorle può essere molto utile per il nostro organismo. Contengono grandi quantità di fibre, utili per favorire il transito intestinale e combattere la stitichezza. I micronutriementi presenti in esse, sono un vero toccasana per la memoria e per far risanare i tessuti celebrali, il magnesio presente eliminerà quel senso di spossatezza o di affaticamento presente nei soggetti depressi e/o che soffrono della sindrome premestruale.  Chi poteva immaginare che  a mangiare 3 mandorle al giorno, si migliora e di gran lunga la qualità della vita di ognuno di noi?  Le mandorle sono un alimento che nutre il nostro cervello.  Problemi con l'intestino? Scopri l'olio di mandorle: L'Olio di mandorla a base rigorosamente vegetale è fondamentale per le persone che soffrono di disturbi intestinali. Mangiare 3 mandorle al giorno, oppure bere un cucchiaio di olio di mandorle sin dal mattino, appena svegli, aiuterà il vostro intestino a regolarizzarsi.  Le mandorle sono ricchissime di oli di alta qualità quali acido oleico e acido linoleico che contribuiscono a ridurre il colesterolo LDL e aumentando l’HDL "colesterolo buono".  L'olio di mandorle è anche utile in caso di smagliature nel periodo della gravidanza o come conseguenza di una dieta ferrea. Le Mandorle sono molto ricche di magnesio, calcio, potassio ed altri minerali di minor rilevanza: rame, manganese, fosforo, ferro e zinco. Sono fonte di Vitamina E, Vitamina B2 e in generale delle altre vitamine del gruppo B, non solo ma ricchissime in magnesio essenziale per molteplici funzioni cellulari soprattutto per il sistema nervoso. Siccome hanno anche molte proteine (20 grammi per etto), sono un cardine dell’alimentazione vegetariana. L’olio di mandorla per esempio è utilizzato in cosmesi e in dermatologia per le sue proprietà idratanti ed emollienti.  L'Olio di mandorle dolci è ricco di proteine, sali minerali, vitamina A, e altre vitamine del gruppo B; è un ottimo emolliente, nutriente e lenitivo. Adatto ad ogni tipo di pelle, combatte l'invecchiamento ed è utilizzato soprattutto in caso di pelle secca; utile in caso di morbillo o varicella, dove, il suo effetto emolliente ne attenua il prurito. L'olio di mandirle è anche utile in caso di smagliature nel periodo della gravidanza o come conseguenza di una dieta ferrea. Studi recenti suggeriscono che le mandorle e le noci possono aiutare a controllare i livelli di zuccheri nel sangue e ridurre il rischio di sviluppare la Sindrome Metabolica. Sono ottime a colazione insieme ai cereali oppure con lo yogurt. Ottimo l'abbinamento nelle insalate insieme alle noci oppure nella realizzazione di primi piatti.  La redazione di Studio Ruggirello.

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Lo sport fa bene al cuore a qualsiasi età.

Uno studio francese ha dimostrato che andare in bici e camminare migliora la salute cardiovascolare anche in chi non era sportivo da giovane. Per il cuore il numero di candeline conta poco. Giovani o attempati fa lo stesso, purchè ci si muova. Questa è la conclusione della ricerca presentata al congresso EuroPRevent di Amsterdam e condotto dall’unità Inserm 1099 dell’Università di Rennes (Francia). Confrontando le prestazioni di 40 uomini sani fra i 55 e i 70 anni, i ricercatori non hanno rilevato particolari vantaggi in chi aveva iniziato a praticare attività fisica (corsa, bicicletta) prima dei 30 anni rispetto a chi si era messo le scarpe da ginnastica passati i 40. Almeno per quanto riguarda il beneficio cardiovascolare misurato con un’ecocardiografia. Differenze più evidenti, invece, sono emerse dal confronto con i sedentari, che presentavano una frequenza cardiaca a riposo molto più elevata, pareti dei vasi sanguigni più sottili, atri e ventricolo sinistro più piccoli, ridotto rasso di assorbimento di ossigeno (quest’ultimo parametro ritenuto di particolare interesse dagli autori perchè indice di del buono stato del cuore). «Anche a 40 anni - ha dichiarato David Matelot, uno degli autori dello studio – il cuore sembra suscettibile agli effetti dell’allenamento di resistenza. Cominciare a 40 anni non pare compromettere i benefici cardiaci». Il che non è affatto un invito a trascorrere la gioventù seduti in poltrona, ammonisce Matelot: «L’allenamento fa bene anche alla densità ossea, alla massa muscolare, riduce lo stress ossidativo e prima si comincia, maggiori sono questi benefici. E non c’è bisogno di diventare degli atleti, per vedere un miglioramento basta fare le scale a piedi o lavorare in giardino».

A cura di studio Ruggirello

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Alternative al sale bianco: scopriamole insieme

Ormai è sempre più facile trovare una grande varietà di sale nei supermercati, ma quali sono le differenze? Vediamo insieme le principali caratteristiche dei sali più diffusi:

Sale Rosa dell’Himalaya: viene considerato il sale più pregiato. Non è un comune sale marino ma è una formazione cristallina che risale a circa 250 milioni di anni fa. Grazie al processo di formazione che l’ha trasformato in cristallo, ha assorbito ed inglobato oligoelementi preziosi per i nostro organismo. Aiuta a riequilibrare il nostro equilibrio e rimuove le scorie che accumuliamo assumendo sali da cucina industriali.  E’ privo di additivi e di sostanze inquinanti tipiche del sale marino ed è l’unico che contiene tutti gli oligoelementi nelle corrette proporzioni. Cosa da non sottovalutare, poi, è che non è raffinato o trattato chimicamente e non crea ritenzione idrica.

Sale rosso delle Hawaii: tradizionale sale da tavola Hawaiano, prende il nome da un’argilla rossa di origine vulcanica e ha un contenuto di ferro cinque volte superiore rispetto a quello contenuto nel sale comune. Ha una vivace sapidità e un caratteristico colore rosso dovuto al processo di evaporazione dell’argilla.

Sale nero di Cipro: viene raccolto nelle acque dell’isola di Cipro e viene arricchito con carbone vegetale che gli conferiscono il suo tipico colore. Questa aggiunta gli conferisce un blando potere detossinante e, per questo, viene anche utilizzato nella cura di malattie intestinali, intossicazioni ed avvelenamento.

Sale grigio di Bretagna: viene prodotto a sud della Bretagna, sulla costa atlantica Francese e il suo colore è dovuto ad una particolare tipologia di argilla che, depositandosi sui fondali, dona al sale dei minerali. Ha il sapore dell’alga Dunaliella salina, presente nelle acque dell’Oceano Atlantico. Rispetto al sale marino tradizionale, è ricco più ricco di minerali e contiene meno sodio.

Sale blu di Persia: E’ un salgemma naturale che proviene dalle miniere dell’Iran. La sua colorazione è dovuta alla silvinite e si caratterizza per una decisa sapidità ed un retrogusto leggermente speziatol E’ naturalmente ricco di potassio e cloro.

Sale viola: originario dell’India centrale, viene detto anche Kala Namak o Sanchal e ha un basso contenuto di sodio. Il solfuro di ferro conferisce la tonalità viola scuro, e tutti i composti di zolfo sono i responsabili del caratteristico odore e sapore leggermente amarognolo che ricorda le uova sode.

Sale integrale: si tratta di un sale non raffinato e che quindi non ha subito trattamenti chimici che farebbero perdere tutti gli elementi terapeutici che contiene. Contiene minerali come iodio, rame e zinco. E’ da preferire rispetto al tradizionale sale bianco proprio per l’assenza di raffinazione.

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Il riso integrale: scopriamo i suoi benefici.

Aiuta a prevenire l’aterosclerosi: la fibra contenuta nel riso integrale ha dimostrato di aiutare a prevenire l’aterosclerosi. Aiuta a mantenere un peso corporeo normale: uno studio pubblicato nel novembre 2003 della rivista America Nutrition Clinic cita l’importanza di avere una dieta ricca di cereali integrali, rispetto a cereali raffinati come mezzo per aiutare a mantenere un peso corporeo normale. Riduce il rischio di sindrome metabolica: le ultime ricerche mostrano come i cereali raffinati e i cibi che li contengono (pane bianco, biscotti, dolci, past,a, riso, ecc) siano legate non solo ad un aumento di peso, ma anche al rischio di insulino-resistenza (il precursore del diabete di tipo 2), mentre aumentando la quantità di cibi integrali si ottiene una maggior protezione contro questi disturbi. Per avere un’idea delle proprietà nutritive che si perdono nella lavorazione del riso bianco raffinato è sufficiente pensare che la quantità di sali minerali di disponibile si abbassa quasi del 70%; anche la percentuale di vitamine, amido e proteine subisce una forte diminuzione. Per non parlare poi della fibra alimentare, sostanza molto utile al mantenimento della salute del nostro organismo, che nel riso bianco raffinato sparisce completamente.

La redazione di Studio Ruggirello

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Eruzione e dei denti nel bambino.

La comparsa dei primi dentini o eruzione dei denti è un processo che può avere inizio in maniera improvvisa a partire dal terzo mese di vita. Si può fare riferimento a una sorta di schema che indica i tempi medi della dentizione ma che non va assolutamente considerato come regola assoluta. Generalmente intorno ai 3/6mesi spunta il primo degli incisivi inferiori; il secondo, che spunta subito dopo, è sempre un incisivo inferiore (in genere quello vicino) e solo a circa sette mesi comparirà il primo incisivo superiore. Tra gli otto e i nove mesi saranno spuntati i quattro denti anteriori superiori e tra il nono e il decimo mese il bambino avrà una fila di quattro denti superiori e una di quattro inferiori. L'eruzione dei primi dentini nella maggior parte dei casi è accompagnata da sintomi generali e locali che possono risultare più o meno fastidiosi per il bambino. Tra questi i più comuni sono: ·  gengive gonfie e infiammate; · salivazione abbondante; · arrossamento e irritazione della pelle delle guance, del mento e del collo; · irritabilità; · sonno disturbato; · disturbi gastrointestinali · febbre Intorno ai 2 anni la dentatura da latte è completa. La redazione di Studio Ruggirello

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PARACELSO E LE SUE 7 REGOLE!

Philippus Aureolus Teophrastus Bombastus von Hohenheim nato in Svizzera nel 1493 preferì chiamarsi “Paracelso”, cioè “meglio di Celso”, un famoso medico greco-romano del primo secolo dopo Cristo. LE REGOLE DI PARACELSO: 1- La prima è quella di migliorare la salute. Questo richiede una respirazione, il più spesso possibile, profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni , all’aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfettamente possibile, evitare alcool, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.

2- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà. Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone maldicenti,viziose, vili, mormoratori, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni. L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima. E’ l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.

3- Fate tutto il bene che vi è possibile. Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo le vostre forze e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.

4- Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico. La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi parlerà immediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la imperfezione del veicolo che gli si offre oggi per manifestarsi, la debole carne.

5- Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz’ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente. Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un’intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.

6- È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali. Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite;per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.

7- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani. Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni. Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate. Conclusione: Non lamentatevi mai di niente, dominate i vostri sensi, fuggite sia dall’umiltà come dalla vanità. L’umiltà vi sottrae le forze e la vanità è tanto dannosa, che è come se dicessimo “peccato mortale contro lo Spirito Santo.”

Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 – Salisburgo, 24 settembre 1541) è stato alchimista, astrologo e medico svizzero.

La redazione di Studio Ruggiello

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Cosa fare in pensione per allontanare l’Alzheimer.

State per andare in pensione? Preparatevi, perché il cambiamento di stile di vita può diventare più grave di una malattia. «Cambiare le abitudini quotidiane – spiega il professor Orso Buggiani, ex direttore clinica neurologica all’Istituto Besta di Milano -  sconvolge l’equilibrio dinamico del nostro organismo e coinvolge nel decadimento tutta una serie di funzioni comandate dal cervello. Ecco perché Parkinson e Alzheimer sono le malattie prese di mira da questi cambiamenti di vita. Quindi trovate il modo di continuare a lavorare per mantenere in attività il patrimonio cerebrale. Il cervello è come un muscolo, se si ferma si atrofizza». Che cosa fare allora per mantenere in attività il cervello e allontanare nel tempo il rischio di ammalarsi? Ce lo spiega il neurologo Cesare Peccarisi, responsabile della comunicazione scientifica dell’istituto neurologico Besta di Milano.

Prima di tutto mantenere contatti sociali, non chiudersi in casa, vedere gente, sia vicini di casa, ma soprattutto continuare a vedere i colleghi. Eventualmente sviluppare interessi nel mondo del volontariato che possono dare più soddisfazioni di quando si lavorava.

Poi sviluppare interessi verso la lettura, sia di libri sia di giornali, abituarsi a fare cruciverba, insomma tenere sveglia la mente intellettualmente.

Abituarsi ad ascoltare musica e se possibile dedicarsi al ballo. Il coordinamento fra musica e movimento aiutano anche il cervello a mantenere efficaci le cognizioni cerebrali.

Mantenere la tempistica delle abitudini, cioè alzarsi alla stessa ora di quando si andava a lavorare, mangiare nei tempi prestabiliti, attuare gli impegni preposti senza rinviarli. Tutto questo può far evitare i mal di testa, ricorrenti come la cefalea da week end, quando, normalmente, ci si riposa più del previsto. Troppo sonno o troppo poco sonno fanno comunque male.  Tutto deve svolgersi con un certo equilibrio.

Fare attenzione anche al cibo. In questa fase della vita è più indicato mangiare pesce, noci, frutta (senza esagerare) e tutto il resto, carboidrati compresi, purchè nella giusta combinazione. Eventualmente sentire il parere di un medico.

Ma ci si può aiutare anche con i farmaci? «Nessun tipo di farmaco può fermare un decadimento cognitivo in atto – aggiunge Buggiani – anche se sono in corso sperimentazioni sui farmaci. Meglio condurre una vita sana durante il lavoro per avere un vantaggio in più durante la pensione con una riserva cognitiva».

Ma non basta allenare il cervello per salvaguardare la memoria. Recenti ricerche hanno stabilito che la memoria ha bisogno di un sistema motorio efficace ed efficiente. Quindi, conclude Eugenio Parati, direttore del dipartimento di neurologia clinica della Fondazione istituto  Besta di Milano,  non basta il training della memoria, ma bisogna fare attività fisica per mettere a disposizione del cervello quella parte di motoneuroni che servono a mantenere efficiente l’attività cognitiva. 

La redazione di Studio Ruggiello

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Vegano è bello: moda, salute o business?

Etica, slaute e moda spingono sempre più persone ad abbracciare la dieta vegana.                                  Di Eleonora Lorusso

Risponde la dottoressa Roberta Bartocci, nutrizionista vegana, che ha ideato la figura profezzionale della Vegcoach™

Il popolo dei vegetariani e soprattutto dei vegani aumenta e lo fa a vista d'occhio: non c'è quasi ormai più un ristorante che non proponga un menù ad hoc e pressocché tutti i programmi tv dedicati alla cucina offrono consigli per preparare piatti a base vegetale. Molti anche molti vip, da Gwyneth Paltrow a Leonardo di Caprio, passando per Jovanotti hanno deciso di "convertirsi" a questo stile alimentare, chi in nome di un maggior rispetto per l'ambiente e gli animali, chi per questioni di salute, chi soltanto perché "essere veg" è chic. Ma cosa significa essere vegani? E perché lo si diventa? "Le motivazioni sono varie e soggettive, anche perché non si tratta di una religione, ma di una scelta personale" risponde la dottoressa Roberta Bartocci, nutrizionista e Vegcoach™  una figura professionale ideata da lei stessa (e depositata con tanto di marchio ), specializzata nell'assistenza a privati e aziende nei loro percorsi verso il mondo veg. Lei, che proviene da una famiglia di allevatori e macellai, spiega come e perché si diventa vegani.

"Uno dei motivi principali è di natura etica, legato alle modalità di allevamento intensivo e sfruttamento degli animali, macellati tra l'altro molto giovani. Rientra in questa categoria anche la considerazione che nella nostra società c'è un abuso nel consumo di carne: secondo la Fao , basterebbero 33 kg di carne all'anno per ogni individuo per soddisfare l'apporto proteico, mentre i dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ci dicono che in Europa se ne consumano 92 kg pro capite e negli Usa addirittura più di 120 kg".

Proprio la Fao sottolinea come il consumo di carne, destinato ad aumentare del 73% entro il 2050 rispetto al 2010 , ha un impatto molto forte sull'ambiente. Anche le ragioni ambientali spingono in molti ad avvicinarsi al mondo veg?

"Sì, questa è un'altra motivazione: la zootecnia massiccia è una delle principali fonti di emissione di gas serra in atmosfera e di inquinamento delle falde acquifere dovute a nitrati".

I sostenitori del veg ricordano come l'allevamento degli animali destinati ad entrare nell'alimentazione umana comporta anche la deforestazione o la mancata forestazione di aree usate per la coltivazione dei mangimi o per l'allevamento, il trasporto dei mangimi stessi, degli animali, della carne e dei suoi prodotti (con relativo inquinamento , come emerge dal rapporto World Watch Institute 2009), oltre alla produzione di imballaggi. La fabbricazione di fertilizzanti e pesticidi per produrre mangimi, poi, genera liquami altamente inquinanti per il suolo e per le acque. Ma il problema riguarda "solo" lo sfruttamento del suolo e degli animali?

No, infatti esistono forti ricadute anche sugli uomini e in particolare sulle popolazioni più povere. Basti pensare che la coltivazione di un appezzamento di terreno può sfamare, sotto forma di grano, 50 persone vegane mentre, se viene destinata all'allevamento, soltanto una o due onivore.  Dal punto di vista della salute, invece, mangiare veg fa bene?

Assolutamente sì: in molti si avvicinano a questo stile alimentare dopo una seria patologia oncologica, dopo dermatiti o altre malattie di tipo infiammatorio, perché la dieta su base vegetale, se ben pianificata, aiuta ad eliminare proprio le infiammazioni che ne sono la causa, come ad esempio  nel caso dei reflussi. La dieta veg è anche una forma di prevenzione nei confronti di queste patologie.

Ma è adatta anche per gli sportivi, che hanno bisogno di un maggior apporto calorico, o per i bambini, che devono crescere?

Sì, io stessa seguo molti sportivi e molti bambini, anche in fase prenatale e fino dopo lo svezzamento. Per chi fa attività sportiva va ricordato che i nutrienti principali sono i carboidrati, non le proteine, che comunque possono essere assunte anche con una dieta vegana e risultano anche più digeribili di quelle di origine animale. Lo stesso vale per i bambini perché non è scritto in nessun lavoro scientifico che bisogna dare o non dare loro carne. Purtroppo a volte si sente parlare di bambini vegani malnutriti, ma non si parla abbastanza delle placche di grasso o del colesterolo troppo alto in bambini onnivori di appena 8 anni. L'importante è conoscere bene l'alimentazione su base vegetale.

Niente fai-da-te, dunque?

Diciamo che affidarsi ad un esperto è senz'altro consigliabile, ma si può anche fare da soli, se si conosce bene l'alimentazione veg e se non si segue l'idea - sbagliata! - che questo stile alimentare "toglie" qualcosa e basta. In realtà si sostituisce: pur non mangiando carne, pesce o uova, si possono introdurre i semi oleosi, i legumi, i cereali integrali, così come i germogli e molta frutta e verdura di qualità, che hanno tutti i nutrienti necessari per una alimentazione equilibrata.

Ma non occorrono integratori, ad esempio di ferro o calcio?

No, se appunto si segue una dieta equilibrata. Ad esempio, a proposito dell'osteoporosi l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non consiglia di mangiare formaggi o bere latte, bensì di consumare frutta e verdura in quantità e di mangiare cereali integrali o noci o altri alimenti che hanno un elevato contenuto di calcio.

Fin qui la salute, ma mangiare vegano è anche diventato di moda. Quanto fa tendenza e quanto business c'è dietro al mondo veg?

Me lo sono chiesta anche io. La mia percezione, vedendo molte persone tutti i giorni per lavoro è che qualcuno si avvicini a questo stile alimentare effettivamente solo per moda. La maggior parte, però, ha capito che lo stile di vita precedente non andava bene. Certo si può anche mangiare del pesce una volta al mese o un po' di carne ogni tanto: ripeto, non è una religione. E' importante, però, che l'approccio all'alimentazione su base vegetale sia corretto, anche da parte di alcuni colleghi, che invece, non condividendolo in prima persona, si limitano a fornire informazioni non corrette o un generico consiglio a "mangiare di tutto un po'", che rappresenta l'anticamera delle fai-da-te. 

Per chi ancora avesse dubbi, che differenza c'è tra vegetariano e vegano?

Nel primo caso si intende una dieta latto-ovo-vegetariana, ovvero che esclude di fatto solo pesce e carne. Il vegano, invece, esclude tutti i derivati animali, compresi latte e formaggi, ma anche il miele, la pappa reale o la propoli, ad esempio.

Ma lei come è arrivata a questo stile di vita?

Io arrivo da una famiglia di allevatori e macellai, ho sempre mangiato tutto, carne compresa. Ho studiato scienze dell'alimentazione e poi ho avuto una vera "illuminazione", nella mia testa è scattato qualcosa che fa sì che il piacere di non contribuire alla sofferenza animale sia maggiore di quello di mangiare della carne o del pesce.

La redazione di Studio Ruggiello

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Le proprietà delle barbatietole rosse.

Le barbabietole rosse sono un alimento molto rinfrescante, in grado di proteggere il nostro corpo contro varie infiammazioni, ma anche dietetico dato che il loro contenuto è composto al 90% di acqua ed il loro apporto calorico è di sole 40Kcal/100g!

La barbabietola è un alimento molto ricco di fosforo, magnesio, ferro, calcio e potassio, quindi è molto indicata per le persone anemiche e per chi soffre di ipertensione.

Alcuni anni fa la barbabietola rossa è balzata agli onori della cronaca in quanto alcuni studi condotti in grecia nel 1983 e pubblicati sul “Internationa Journal of Cancer” descrissero le proprietà e gli effetti benefici che questo ortaggio poteva avere nel contrastare il tumore al colon. Inoltre, le barbabietole, sono un antiossidante naturale e sono molto indicate per eliminare elementi tossici dell’apparato digerente e per combattere la stitichezza, oltre a rafforzare molto anche il nostro sistema immunitario essendo molto ricche di vitamina C. Sono un alimento altamente consigliato per chi soffre di ritenzione idrica e di ipertensione. Infatti, il succo centrifugato di barbabietola rossa ha proprietà molto interessanti: è stato dimostrato da studi condotti in Inghilterra ( The London school of Medicine ) che bere quotidianamente circa mezzo litro di succo di bietola rossa al giorno diminuisce la pressione alta e l’ipertensione. I risultati sarebbero visibili già dopo pochi giorni  con un evidente calo dell’ipertensione. Inoltre è un’ottimo alimento durante il periodo della gravidanza perché contiene l’acido folico e per lo setsso motivo è indicata per chi soffre di anemia o debolezza!

Nei casi di debolezza o anemia, la barbabietola è consigliata a stomaco vuoto in questo modo: frullate con un robot da cucina 2 barbabietole crude assieme a mezza mela, mezzo limone, una carota e un cucchiaio di lievito di birra secco.

La redazione di Studio Ruggirello

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10 regole per scegliere il dentista

In tempo di crisi si cercano soluzioni a buon mercato. Ma attenti agli imbrogli. Il professor Franco Santoro, direttore della Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano, ci dice in 10 punti come non sbagliare di Paola Scaccabarozzi

Gli italiani vanno sempre meno dal dentista. Complice la crisi e, quindi, la necessità di tirare la cinghia anche quando di mezzo c’è la salute, i dati parlano chiaro. Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio di UniSalute (la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria) circa la metà degli italiani afferma di non aver fatto alcun controllo negli ultimi 12 mesi. Tendenza confermata, per altro, dalle stime fornite dall’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani) che riferisce una riduzione del lavoro degli odontoiatri relativa al 2011 del 10-20% rispetto all’anno precedente (sono stati spesi tra i 675 milioni e 1 miliardo e 350 mila euro in meno del 2010, anno già difficile). Come destreggiarsi allora nella scelta dell’odontoiatra quando di soldi da spendere sono sempre meno? Come evitare errori nella scelta? Lo abbiamo chiesto al professor Franco Santoro, direttore della Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano che stila 10 regole da seguire per non sbagliare.1. Non cadere nella trappola del turismo odontoiatrico verso i paesi dell’Est. Un viaggio in Croazia con la promessa di rimettere in sesto la bocca in breve tempo e con una spesa irrisoria? Meglio lasciar perdere. I danni possono essere anche molto gravi e, a volte, irreversibili. Spesso, infatti, si finisce in studi gestiti da organizzazioni che utilizzano personale, attrezzature e protocolli di igiene e disinfezione che non garantiscono, visto che non devono ottemperare alle rigide disposizioni vigenti in Italia, l’efficacia delle cure prestate. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavori vengono eseguiti in maniera frettolosa e con materiali scadenti. Poi, in caso di problemi, a chi ci si rivolgerà? Non si può certo tornare ogni volta in Croazia!2. Rivolgiti a un odontoiatra che sia veramente tale. Come? Verificando che sia iscritto all’ordine dei medici e degli odontoiatri (www.fnomceo.it, ricerca anagrafica). Così non si rischia di avere a che fare con un dentista “abusivo”. 3. Stai attento al livello di igiene generale. Dalla pulizia dei locali, alla poltrona sulla quale ci si siede, al fatto che il medico indossi guanti e mascherina e, soprattutto, utilizzi un kit per la visita personalizzato (quindi sterilizzato e imbustato), che viene aperto ex novo davanti al paziente.

  1. Valuta l’importanza che il dentista dà all’igiene orale. Il dentista che si informa sul nostro livello di igiene orale quotidiana e ci consiglia di conseguenza, non deve essere percepito come un noioso odontoiatra che non sa fare altro che “scocciarci”. Anzi, è proprio questo l’atteggiamento di un professionista serio che ha a cuore la tua salute orale e la durata dei tuoi manufatti protesici.

  2. Non lasciarsi sedurre da proposte miracolose. L’odontoiatra che ci promette il miracolo e cioè, per esempio, una bocca fantastica con denti smaglianti, deve destare sospetto, soprattutto se ci promette una soluzione del tutto indolore in tempi rapidissimi. Ci sono protocolli che indicano la durata minima dei trattamenti in funzione di problematiche legate alle tecnologie adottate e ai tempi biologici di risposta. In quasi tutte le situazioni non si può pretendere una cura troppo veloce. Si tratta solo di uno specchietto per le allodole.

  3. Controlla che il dentista usi le giuste attrezzature. Il dentista deve effettuare le prestazioni di tipo restaurativo come le otturazioni, le devitalizzazioni e la cementazione delle protesi adesive utilizzando la diga in gomma. Anche se un po’ scomoda per il paziente, garantisce migliori risultati, più duraturi nel tempo.

7) Non farti incantare. Uno studio ben arredato e l’aspetto accattivante del medico o dell’assistente di poltrona sono dettagli piacevoli ma non bastano a valutare la qualità. Sono parametri di tipo emotivo che spesso fanno presa sulle persone (più di quanto si pensi), ma nulla hanno a che vedere con la professionalità dell’odontoiatra o con la serietà dello studio medico.

8) Pretendi che venga stilato un preventivo chiaro e dettagliato. Se l’odontoiatra ti appare confuso e impreciso, cambia professionista. La spiegazione deve essere sempre chiara ed esaustiva con risposte a eventuali dubbi.

9) Diffida di preventivi eccessivamente bassi. Se sono fuori mercato significa che nascondono qualche trappola e di sicuro i materiali usati saranno scadenti, con annessi rischi per la salute e durata dubbia nel tempo delle terapie proposte. Quindi alla fine spenderai di più.

10) Per risparmiare scegli soluzioni temporanee ma effettuate con serietà e professionalità. Si può, per esempio, rinunciare all’impiantologia, se ritenuta eccessivamente costosa, per una soluzione temporanea come lo scheletrato, e cioè una protesi mobile. Poi appena le risorse economiche lo permetteranno si adotteranno soluzioni più sofisticate. FONTE: http://d.repubblica.it/argomenti/2012/12/07/news/dentista_salute-1385511/

La redazione di Studio Ruggirello

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Il melone: una fonte di benessere.

Il melone, chiamato anche cantalupo, è un frutto tipicamente estivo, con una polpa dolce e gustosa. Esistono diverse varietà con polpa che può essere di colori diversi: bianco, arancio, giallo.  Esiste anche una varietà invernale che si presenta con scorza gialla o verde e polpa chiara. Si pensa che abbia origini asiatiche e veniva utilizzato, in Cina, per le sue ottime proprietà terapeutiche. E’ composto per il 95% di acqua, ricco di vitamine (A, B, C) e sali minerali (ferro, calcio e fosforo) e contiene adenosina, un agente anticoagulante che previene la formazione di grumi nel sangue. Il succo di melone amaro, secondo una recente ricerca scientifica, sarebbe utile nel trattamento del cancro al pancreas. E’ adatto alle persone anemiche ed è un ottimo integratore contro il caldo, grazie ai sali minerali. Ha anche un effetto anti gonfiore e proprietà depurative e lassative, quindi ottimo per chi soffre di stipsi. E’ un alimento ipocalorico, 100g apportano solo 33Kcal quindi particolarmente indicato durante i periodi dietetici. Il melone, inoltre, può essere utilizzato nella cosmesi ad esempio sotto forma di maschera per la pelle o di lozione rinfrescante: prendete un melone, raccogliete il succo in una terrina dopo averlo frullato e filtrato, aggiungete un cucchiaino di argilla verde e mescolate. Si rivela ottimo in caso di arrossamenti da sole, tamponando la pelle con un batuffolo di cotone imbevuto. Vediamo nel dettaglio quali sono gli effetti benefici del melone:

Reni: grazie all’elevato contenuto di acqua, il melone ha un buon potere diuretico. Unito al succo di limone può contrastare la gotta.

Digestione: stimola i movimenti intestinali e, grazie ai suoi minerali, aiuta ad eliminare l’acidità dell’organismo.

Cancro e malattie degenerative: grazie ai carotenoidi di cui è ricco, svolge una buona azione di prevenzione nei confronti di cancro e malattie degenerative oltre a ridurre il rischio di tumore ai polmoni.

Ictus: grazie all’adenosina mantiene il sangue maggiormente fluido, riducendo così il rischio di ictus.

La redazione di Studio Ruggirello

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Carote, ecco le caratteristiche.

Le carote appartengono alla famiglia delle Ombrellifere, vengono coltivate soprattutto per le proprietà della loro radice che hanno un alto potere nutritivo e curativo. Un succo di carota al giorno fa molto bene alla nostra salute. Le carote  sono alimenti poco calorici(circa 33kcal ogni 100g) e senza grassi (contengono un forte antiosiddante, il glutatione e un mix di vitamine B, E, D, PP. Ma soprattutto vantano una quantità elevata di vitamina A ( retinolo) e beta-carotene. Il beta-carotene, insieme all’alfa carotene e alla luteina sono i responsabili del colore arancio delle carote e maggiore è l’intensità di questo colore, maggiore è la presenza di questi elementi. Il succo di carota aumenta le difese dell’organismo e la sua resistenza alle malattie infettive, ha virtù diuretiche e disintosiccanti e aiuta a equilibrare la flora intestinale, dopo l’assunzione prolungata di antibiotici o farmaci. Dunque si rileva un toccasana nella dieta di bambini e anziani e convalescenti. Inoltre è un buon rimineralizzante e cura e previene le malattie della pelle, come eczemi e acne. Come è meglio consumare le carote? Le Carote sono anche molto ricche di Vitamina C. La cottura ne provoca una notevole dispersione e per questo è vivamente consigliabile mangiarle crude. L’assunzione alimentare ideale è rappresentata dal succo di carote fresche, anche mescolato al latte  vegetale per potenziarne le proprietà depurative. Vanno anche bene le carote crude come spuntino o aggiunto ad un piatto di altri alimenti crudi! Provate ad inserire un bicchiere di succo di carote ogni giorno e vedrete come il vostro organismo si rafforzerà e la vostra pelle acquisterà bellezza!

La redazione di Studio Ruggirello

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Dimagrisci ed acceleri la digestione con l'aceto di mele.

L’aceto di mele viene ricavato dalla fermentazione del sidro di mele che, oltre ad essere molto gustoso, possiede anche proprietà benefiche e curative. E’ particolarmente ricco di vitamine (A, B1, B2, B6, C, E) e contiene numerosi sali minerali ed elementi nutritivi come calcio, sodio, magnesio e pectina. Grazie al suo alto contenuto di calcio, rafforza ossa e difese immunitarie. E’ un ottimo antiossidante, in grado di proteggerci da stress ossidativo, invecchiamento precoce e malattie degenerative. I suoi acidi, inoltre, ostacolano la crescita di saccaromiceti nell’intestino e la pectina contribuisce ad abbassare il livello di colesterolo. In uno studio, condotto nel 2007, i ricercatori hanno evidenziato come pazienti diabetici (di tipo 2), che avevano consumato due cucchiai di aceto di mele prima di coricarsi, al mattino seguente mostrano favorevoli cambiamenti nei livelli di zucchero nel sangue. L’aceto di mele, di solito, è scelto nelle diete dimagranti perché il suo potere astringente aiuta a tener sotto controllo lo stimolo della fame. Potere astringente che si verifica anche a livello intestinale, risultando quindi d’aiuto per le situazioni di irregolarità  con prevalenza diarroica, mentre non è sempre indicato in caso di stitichezza. In generale l’aceto di mele facilita la digestione ed è particolarmente indicato a chi soffre di bruciori di stomaco. Infine, l’aceto di mele accelera il metabolismo e per questo viene spesso consigliato nelle diete dimagranti.  Un rimedio antifame è quello di mescolare due cucchiaini di aceto di mele in un bicchiere di acqua e berlo circa 10 minuti prima di ogni pasto. La redazione di Studio Ruggirello

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