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State per andare in pensione? Preparatevi, perché il cambiamento di stile di vita può diventare più grave di una malattia. «Cambiare le abitudini quotidiane – spiega il professor Orso Buggiani, ex direttore clinica neurologica all’Istituto Besta di Milano -  sconvolge l’equilibrio dinamico del nostro organismo e coinvolge nel decadimento tutta una serie di funzioni comandate dal cervello. Ecco perché Parkinson e Alzheimer sono le malattie prese di mira da questi cambiamenti di vita. Quindi trovate il modo di continuare a lavorare per mantenere in attività il patrimonio cerebrale. Il cervello è come un muscolo, se si ferma si atrofizza». Che cosa fare allora per mantenere in attività il cervello e allontanare nel tempo il rischio di ammalarsi? Ce lo spiega il neurologo Cesare Peccarisi, responsabile della comunicazione scientifica dell’istituto neurologico Besta di Milano.

Prima di tutto mantenere contatti sociali, non chiudersi in casa, vedere gente, sia vicini di casa, ma soprattutto continuare a vedere i colleghi. Eventualmente sviluppare interessi nel mondo del volontariato che possono dare più soddisfazioni di quando si lavorava.

Poi sviluppare interessi verso la lettura, sia di libri sia di giornali, abituarsi a fare cruciverba, insomma tenere sveglia la mente intellettualmente.

Abituarsi ad ascoltare musica e se possibile dedicarsi al ballo. Il coordinamento fra musica e movimento aiutano anche il cervello a mantenere efficaci le cognizioni cerebrali.

Mantenere la tempistica delle abitudini, cioè alzarsi alla stessa ora di quando si andava a lavorare, mangiare nei tempi prestabiliti, attuare gli impegni preposti senza rinviarli. Tutto questo può far evitare i mal di testa, ricorrenti come la cefalea da week end, quando, normalmente, ci si riposa più del previsto. Troppo sonno o troppo poco sonno fanno comunque male.  Tutto deve svolgersi con un certo equilibrio.

Fare attenzione anche al cibo. In questa fase della vita è più indicato mangiare pesce, noci, frutta (senza esagerare) e tutto il resto, carboidrati compresi, purchè nella giusta combinazione. Eventualmente sentire il parere di un medico.

Ma ci si può aiutare anche con i farmaci? «Nessun tipo di farmaco può fermare un decadimento cognitivo in atto – aggiunge Buggiani – anche se sono in corso sperimentazioni sui farmaci. Meglio condurre una vita sana durante il lavoro per avere un vantaggio in più durante la pensione con una riserva cognitiva».

Ma non basta allenare il cervello per salvaguardare la memoria. Recenti ricerche hanno stabilito che la memoria ha bisogno di un sistema motorio efficace ed efficiente. Quindi, conclude Eugenio Parati, direttore del dipartimento di neurologia clinica della Fondazione istituto  Besta di Milano,  non basta il training della memoria, ma bisogna fare attività fisica per mettere a disposizione del cervello quella parte di motoneuroni che servono a mantenere efficiente l’attività cognitiva. 

La redazione di Studio Ruggiello

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