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L'analisi della microstruttura del “dente” di un paraconodonte ha permesso di mettere in evidenza le differenti fasi di crescita della struttura, che si sono rivelate essere differenti di quelle caratteristiche dei veri denti. (Cortesia DJE Murdock/Nature)

L'analisi della microstruttura del “dente” di un paraconodonte ha permesso di mettere in evidenza le differenti fasi di crescita della struttura, che si sono rivelate essere differenti di quelle caratteristiche dei veri denti. (Cortesia DJE Murdock/Nature)

Una minuziosa analisi microstrutturale dei "denti" presenti nei resti fossili dei conodonti, animali acquatici vissuti nel Paleozoico, ha dimostrato che - contrariamente a quanto finora ritenuto - quelle strutture mineralizzate non sono affatto i precursori dei denti dei vertebrati, ma una semplice esempio di convergenza evolutiva.

E' tutta da ricostruire la storia evolutiva dei denti, e con essa forse anche quella della prima origine dei vertebrati. E' questa la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato su "Science", condotto da un gruppo di ricercatori delle Università di Bristol e di Zurigo e del Paul Scherrer Institut, in Svizzera, che hanno effettuato un'accuratissima analisi sullo sviluppo delle strutture simili a denti di alcuni antichissimi fossili, i conodonti.

Vissuti tra il Paleozoico e l'inizio del Mesozoico, i conodonti erano animali acquatici vermiformi il cui aspetto ricorda quello delle attuali lamprede, che pur essendo privi di mascelle erano armati di “denti”, disposti però non nella bocca, ma lungo la trachea.

A causa della loro capacità di produrre queste piccole strutture mineralizzate, diversi paleontologi avevano ipotizzato che questi animali fossero strettamente imparentati con i vertebrati, o addirittura i loro diretti progenitori. I tessuti ossei non sarebbero che l’adattamento ad altre funzioni del modello di tessuto sperimentato prima nei denti e quindi nelle scaglie, secondo uno schema evolutivo “dall’interno all’esterno”. Nel nuovo studio, Duncan Murdock e colleghi hanno analizzato l’organizzazione strutturale e i modelli di sviluppo dei denti e delle scaglie nei conodonti propriamente detti (euconodonti), in alcuni loro antenati, i paraconodonti, e nei vertebrati viventi. Il confronto fra i dati ha indicato che le somiglianze tra le strutture dentiformi dei conodonti, le scaglie e i denti di vertebrati molto probabilmente sono solo un esempio di convergenza evolutiva, ossia un coincidenza evolutiva. 

"Nella ricerca" spiega Murdock, "siamo stati in grado di visualizzare ogni linea di tessuti e cellule, e la loro crescita all'interno dei denti ossei,dimostrando che la struttura dentiforme dei conodonti si è evoluta in maniera indipendente dai denti degli altri vertebrati”.

Inoltre, dato che dalle analisi risulta che la dentina era presente nel derma degli antenati dei conodonti prima della comparsa dei denti, l'ipotesi evolutiva “dall'interno all'esterno” andrebbe capovolta: la ricerca, osservano gli autori rimuove un dato fondamentale a sostegno dell'ipotesi che i denti si siano evoluti per primi e suggerisce che l'antenato comune dei conodonti e degli altri vertebrati fosse privo di una struttura scheletrica mineralizzata. "Sembra invece - osservano i ricercatori - che i denti si siano evoluti dalla armatura di più miti antenati abituati a filtrare il cibo dall'acqua”.

 

Articolo tratto da Scientific American, ricerca pubblicata su "Science".

http://www.nature.com/nature/journal/v502/n7472/full/nature12645.html

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