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Oggi, 21 dicembre 2013, alle 18.11 inizia la notte più lunga dell'anno, annuncio dell'arrivo della stagione invernale.

ANTICA E LONTANA TRADIZIONE

In lingua cinese il “zhi” di “dongzhi” (il solstizio d’inverno) significa punto d’arrivo ed estremità: questo indica la posizione dell’orbita della terra intorno al sole. Secondo le antiche registrazioni, in Cina, a partire dal giorno del solstizio d’inverno l’imperatore ascoltava la musica coi ministri per 5 giorni, mentre anche in casa la gente comune suonava degli strumenti musicali. 

Nell’antichità, il giorno del solstizio d’inverno vigeva l’abitudine di “festeggiare l’inverno”, con scene di grande animazione. All’alba la gente si alzava molto presto, e piccoli e grandi si vestivano con ricercatezza, scambiandosi visite ed auguri. Il solstizio d’inverno a livello popolare è anche chiamato “jiaojiu”, in quanto a partire da allora si comincia a “contare i nove”, nove giorni rappresentando un “nove”. I primi nove giorni sono chiamati “primo nove”, e il giorno del solstizio d’inverno è il primo giorno del “primo nove”. I secondi nove giorni sono chiamati “secondo nove”. Per analogia, esistono in totale nove “nove”, e dopo 81 giorni “sbocciano i fiori di pesco” e il clima comincia a intiepidirsi. A livello popolare è diffuso un canto folcloristico che descrive immaginosamente le leggi del cambiamento del clima sin dal solstizio d’inverno: “Nel primo e secondo nove non si estraggono le mani dalle maniche; nel terzo e quarto gatti e cani gelano di freddo; nel quinto e sesto i salici cominciano a germinare; nel settimo il ghiaccio del fiume comincia a fondere; nell’ ottavo le oche selvatiche fanno ritorno; nel nono il freddo ha fine, arriva la primavera e i fIori sbocciano.”

A livello popolare vige anche l’abitudine di dipingere “I nove nove che scacciano il freddo” a partire dal giorno del solstizio d’inverno. Si dipinge prima di tutto un fiore di susino non colorato, con in totale 81 petali che rappresentano gli 81 giorni dal solstizio d’inverno. A partire dal giorno del solstizio, si colora ogni giorno un petalo, fino a che tutti risultino colorati, segno dell’arrivo della primavera. Alcuni colorano i petali con un’attenzione speciale?ossia in caso di tempo nuvoloso la parte superiore, di sereno la parte inferiore, di vento la sinistra, di pioggia la destra e di neve la parte centrale. Così col passare degli 81 giorni il dipinto diventa un’interessante tavola di statistica meteorologica.

Il Solstizio d’inverno è chiamato anche Saturnalia, o Festa delle Luci, o Yule, o Albam Arthuan. E' il passaggio celeste in cui la notte e' piu' lunga del giorno, e segna l'inizio dell'inverno astronomico.
Cade in concomitanza al Natale Cristiano, stabilito nell'anno 395 alla data del 25 dicembre , la medesima data in cui i romani celebravano la festa del "Sol Invictus". Da quel momento vi fu una mescolanza tra feste e simboli pagani.
Fin dall’antichiità, in questo giorno magico si celebrava il momento della nascita.
Nel ciclo delle stagioni, l'Inverno corrisponde al passaggio del ciclo morte-rinascita. Al venir meno stagionale dell'illuminazione (il giorno giunge alla sua durata minima) e della vegetazione si fa corrispondere simbolicamente il nascondersi del principio vitale (luce, seme) che poi – nel ciclo dell'eterno ritorno – darà nuovamente origine alla Natura. Identificato anche come simbolo della lotta ciclica tra principio creatore e principio distruttore, tra bene e male, il momento del trapasso stagionale simboleggia anche un passaggio iniziatico tipico, come discesa nella caverna cosmica. Così lo spirito, dopo avere dormito, giunto al punto più basso del suo viaggio, riprende a salire alla ricerca della luce, nel silenzio invernale del raccogliersi in sé per comprendersi e rigenerarsi.
Abbiamo detto che questo e' il giorno più buio della ruota dell'anno, in cui le ore d'oscurità superano quelle di luce. Ma contemporaneamente, passato questo momento, la luce torna a crescere, annunciando il prossimo ritorno della vita e del calore. Così, in questa festa, il sole, rappresentato dal Dio, muore e rinasce quasi allo stesso tempo.
In alcune tradizioni, questo giorno corrisponde quindi alla discesa del vecchio Dio nella terra e lì, incontrata la Dea, il Dio si rinnova, rinasce e torna alla luce come giovane Dio, o nuovo Sole.
Per questo avvenimento, nei tempi passati, vi era l'uso di accendere grandi fuochi nella notte, per invitare il sole a tornare nuovamente ad illuminare il mondo.
In antichità quindi il solstizio d’inverno era un’importante festività dei popoli pagani e le sue celebrazioni si prolungavano per più giorni.

La celebrazione del solstizio d'inverno si diffuse rapidamente in tutta Europa e nacque così nelle campagne la festività di Yule, legata alla celebrazione del sole e della madre terra che si prepara, riscaldata dai primi raggi, alla futura semina.

 

Tratto per Voi da Astrarte da Studio Ruggirello

 

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